ANGELO PAGLIARI

Angelo Pagliari, nato a Blera (Viterbo), classe 1958 e fotografo per passione, inizia a fotografare a 10 anni con una vecchia Ferrania 6×6 e ben presto la curiosità si trasforma in una ricerca, che dura ininterrotta sino a oggi. A quattordici anni usa la prima “vera” reflex, una Zenit E, che pur con le note carenze tecniche gli permette di accedere al mondo della fotografia; così si forma sui libri e sulle riviste del settore, acquisendo nel tempo una buona conoscenza di tecnica e materiali. Comincia a realizzare le prime opere curandole dallo scatto alla stampa, sia in bianconero che diacolor e sperimentando quasi tutti i generi fotografici; arrivano i primi successi nei concorsi fotografici a cui seguirono mostre e collaborazioni, foto per guide turistiche, eventi, riviste. Oggi si dedica soprattutto alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio archeologico, storico e paesaggistico della Tuscia viterbese e le sue foto compaiono in pubblicazioni locali come La Loggetta, Archeotuscia News, La Torretta, in riviste di fama internazionale come Archeo e Medioevo, in atti di convegni dedicati a Tuscania, in libri sulla storia delle chiese di Soriano nel Cimino e su altre pubblicazioni di carattere scientifico di tema storico e archeologico (2016-2019). Al Museo Archeologico Nazionale della Rocca Albornoz di Viterbo è esposta una sua gigantografia raffigurante la Tomba a Casetta di Sferracavallo a Norchia. Nel 2017 e 2018 ha esposto foto dedicate all’Etruria viterbese alle Terme di Caracalla a Roma, all’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia e di Varsavia, nel 2019 dal mese di marzo a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo- Ministero degli Esteri.

Arte in movimento

 

una sfida nell’uso di una tecnica di ripresa per me relativamente nuova rispetto ai tradizionali metodi fotografici, per lo più statici, precedenti l’avvento del digitale e che porta a realizzare una composizione dell’immagine in un modo diverso e senz’altro più creativo e personale.

Danza, pittura musica, e fotografia dunque: qui esse si compenetrano e completano, dando vita a figurazioni dinamiche dove l’essere umano è sempre sì il protagonista, ma mediato e trasfigurato dalla ripresa fotografica, che dona agli artisti e alla loro creazioni una dinamica astratta, fondata sul colore, luce e movimento, immortalati e resi nuovi nell’immagine interiorizzata e fluida creata dal fotografo.

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